Missione 4 Istruzione e ricerca


L'Associazione Latinoamericana di Cremona promuove l’intercultura e le culture latine. Con il progetto Che Sagome!, riscopre le donne musiciste del passato con un omaggio a Mercedes Sosa.
L’Associazione Latinoamericana di Cremona (ALAC) è da oltre trent’anni un punto di riferimento per chi a Cremona porta con sé radici, lingue e culture dell’America Latina. Nata nel 1991, promuove lo scambio interculturale, la solidarietà e la valorizzazione delle identità latinoamericane attraverso corsi, laboratori, concerti e attività sociali.
In questa puntata raccontiamo il ruolo di ALAC all’interno del progetto Che Sagome!, rassegna curata dalla professoressa Angela Romagnoli del Dipartimento di Musicologia e Beni culturali di Cremona che ha ampliato un progetto nato solo digitale come pagina Instagram nel 2021 da una laureata del Dipartimento, Ilaria Giani, e dalla illustratrice Martina Regis (@chesagome). Il progetto è nato da un desiderio preciso: dare voce a donne musiciste del passato che sono rimaste ai margini della storia ufficiale della musica. Unisce narrazione e performance dal vivo, portando nei diversi spazi della città non solo le biografie di queste artiste, ma anche la loro musica, spesso dimenticata o mai eseguita.
L’obiettivo è duplice: da un lato, restituire visibilità a figure straordinarie che hanno contribuito in modo fondamentale alla cultura musicale; dall’altro, coinvolgere il territorio in un’esperienza che è culturale, ma anche civile. Ogni tappa della rassegna diventa un piccolo evento di riscoperta, in cui memoria e presente si intrecciano attraverso le storie e i suoni di queste ‘sagome’ – ironicamente definite così, proprio perché per troppo tempo ridotte a ombre, a contorni sfumati nella narrazione dominante.
Per la collaborazione fra il Dipartimento di Musicologia e l’Associazione latinoamericana la scelta di Mercedes Sosa era inevitabile. L’incontro ospitato dall’associazione è diventato un momento di forte partecipazione collettiva: non solo un omaggio a Mercedes Sosa, ma una riflessione comunitaria su memoria, resistenza e inclusione. Con la voce di Luciana Elizondo e il coro Voz Latina, ALAC ha trasformato i brani di Sosa in un canto corale che intreccia storie di migrazione e radici condivise. Canzoni come A que florezca mi pueblo, Serenata para la tierra de uno, Solo le pido a Dios e Gracias a la vida non sono state semplicemente eseguite, ma reinterpretate come voce della comunità: un ponte tra passato e presente, tra America Latina e Cremona.
Mercedes Sosa nacque nel 1935 a San Miguel de Tucumán, nel nord dell'Argentina. Simbolo della sua terra e della lotta per la pace e i diritti civili contro la dittatura. La sua vita cambiò improvvisamente nel 1965 quando, a 30 anni, partecipò al Festival Nacional de Folklore di Cosquín. Da quel momento la sua voce attraversò il mondo. Ma il prezzo fu alto: persecuzioni, censure e l’esilio. Eppure, non smise mai di cantare. La Sosa è stata tra le cantanti sudamericane più influenti della sua epoca, capace di schierarsi contro la dittatura nel periodo più buio della storia argentina. Dopo la fine della dittatura, la carriera di Sosa si aprì anche a nuove influenze. Collaborò con artisti di generazioni diverse e promosse giovani musicisti provenienti dal folk, dal rock e da altri generi musicali coi quali registrerò numerosi album. Il brano scritto nel 1982 da Charly García, “Incosciente colectivo”, ne è un esempio. Un ponte tra la tradizione e il rock argentino, un movimento musicale profondamente legato alla protesta sociale e alla resistenza contro la dittatura. La Sosa è morta nel 2009 ma continua a vivere attraverso la sua voce.
Mercedes Sosa ha ispirato molti artisti. Ginevra Di Marco, che ha cantato spesso le sue canzoni, ha affermato che ascoltare Mercedes ha cambiato per lei il significato del verbo “cantare”. Riportiamo le sue parole per far capire l’importanza che Mercedes ha avuto nella storia: "Non ho mai sentito una voce più bella di quella di Mercedes, é stata la voce che mi ha fatto riconsiderare il significato del termine 'cantare'; una voce colma di sonorità, un tesoro che spalanca l'anima. C'è qualcosa in lei che non si sa da quale profondità provenga. Un timbro purissimo, legato alle sue radici ma capace di trasmettere una straordinaria universalità, un amalgama equilibrato e perfetto tra intimità e vita collettiva. Ho sempre ammirato, insieme al suo formidabile talento, il coraggio di utilizzare la sua voce come strumento di mediazione per tutti gli uomini messi a tacere dalla violenza, dall'ingiustizia e dall'abbandono” (Dalla prefazione di Ginevra Di Marco al volume di Annette Christensen: Mercedes Sosa: la leggenda, Tektime, 2020)
Mercedes ha raccontato le pene del suo popolo, diventando simbolo di pace e di diritti civili. La sua voce è, ancora oggi, una bandiera alzata e un cuore che non cessa di gemere.
“A que florezca mi pueblo” è un inno alla speranza e alla rinascita del popolo latinoamericano. Con immagini fortemente simboliche – come la fioritura, le colombe di pane, il sole preso per mano – la canzone esprime il desiderio di un futuro migliore, fatto di pace, dignità e giustizia.
È un canto di resistenza collettiva, che celebra la forza della comunità, la lotta contro l’oppressione e il sogno di un’umanità nuova. Mercedes Sosa dà voce al bisogno di cambiamento, ma lo fa con dolcezza, forza e profonda umanità.
Testo di Rafael Paeta, musica di Damián Sánchez. Contenuto nell’album A que florezca mi pueblo, 1975. Arrangiamento per coro di Liliana Cangiano.
Quiero cantarle a mi tierra
Y que florezca
Dentro del clima mi pueblo
Y su primavera
Inaugurar mil palomas de pan
Y que no mueran
Quiero elevarme en un grito
Y tal vez pueda
Tomar el sol de la mano
Cuando se aleja
Para quitarle la luz y la voz
Mi pueblo espera
Cuando tú te pares a mirar la vida
En el vértice justo del tiempo y la luz
Verás la grandeza del hombre y su día
Su camino nuevo, su canción azul
Quiero brotar en la espiga
De la conciencia
Del hombre nuevo que lucha
Por su mañana
Y proclamar su tiempo azul de pie
Dando la cara
Cuando tú te pares a mirar la vida
En el vértice justo del tiempo y la luz
Verás la grandeza del hombre y su día
Su camino nuevo, su canción azul
Inaugurar mil palomas de pan
Y que no mueran.
“Serenata para la tierra de uno” è un inno d’amore e nostalgia per la propria terra. È un inno alla patria: una tensione tra il desiderio di restare e la paura del distacco, un omaggio alla bellezza e all’identità del luogo, e un impegno per proteggerlo e farlo fiorire nonostante il dolore e i tempi avversi.
Testo e musica sono di María Elena Walsh. Contenuto nell’album Juguemos En El Mundo, 1968. Arrangiamento per coro di Liliana Cangiano.
Porque me duele si me quedo
Pero me muero si me voy
Por todo y a pesar de todo, mi amor
Yo quiero vivir en vos
Por tu decencia de vidala
Y por tu escándalo de sol
Por tu verano con jazmines, mi amor
Yo quiero vivir en vos
Porque el idioma de infancia
Es un secreto entre los dos
Porque le diste reparo
Al desarraigo de mi corazón
Por tus antiguas rebeldías
Y por la edad de tu dolor
Por tu esperanza interminable, mi amor
Yo quiero vivir en vos
Para sembrarte de guitarra
Para cuidarte en cada flor
Y odiar a los que te castigan, mi amor
Yo quiero vivir en vos
Porque el idioma de infancia
Es un secreto entre los dos
Porque le diste reparo
Al desarraigo de mi corazón
Porque me duele si me quedo
Pero me muero si me voy
Por todo y a pesar de todo, mi amor
Yo quiero vivir en vos
Il brano Solo le pido a Dios, di León Gieco del 1978 viene trasformato da Sosa in un inno civile, il cui significato si concentra sulla richiesta di non rimanere indifferenti al dolore e all’ingiustizia. Si sottolinea l’importanza di ricordare e imparare dal passato.
Testo e musica di León Gieco. Contenuto nell’album 4º LP, 1978.
Arrangiamento per coro di Liliana Cangiano.
Solo le pido a Dios
Que el dolor no me sea indiferente
Que la reseca muerte no me encuentre
Vacía y sola sin haber hecho lo suficiente
Solo le pido a Dios
Que lo injusto no me sea indiferente
Que no me abofeteen la otra mejilla
Después que una garra me arañe esta suerte
Solo le pido a Dios
Que la guerra no me sea indiferente
Es un monstruo grande y pisa fuerte
Toda la pobre inocencia de la gente
Es un monstruo grande y pisa fuerte
Toda la pobre inocencia de la gente
Solo le pido a Dios
Que el engaño no me sea indiferente
Si un traidor puede más que unos cuantos
Que esos cuantos no lo olviden fácilmente
Solo le pido a Dios
Que el futuro no me sea indiferente
Desahuciado está el que tiene que marchar
A vivir una cultura diferente
Solo le pido a Dios
Que la guerra no me sea indiferente
Es un monstruo grande y pisa fuerte
Toda la pobre inocencia de la gente
Es un monstruo grande y pisa fuerte
Toda la pobre inocencia de la gente
Gracias a la vida è una canzone di profonda gratitudine per la vita, nonostante il dolore. Con parole semplici e poetiche si ringrazia per tutto ciò che si è vissuto: l’amore, la sofferenza, i suoni, la vista, il cammino. È un inno alla bellezza dell’esistenza, alla consapevolezza e alla sensibilità umana. Un addio che è anche un inno alla vita.
Testo e musica di Violeta Parra. Contenuto nell’album Las últimas composiciones del 1966. Arrangiamento per coro di Maximiliano Baños
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Gracias a la vida, que me ha dado tanto.
Missione 4 Istruzione e ricerca