Podcast: Puntata 03 - Altrove è qui - Cremona na wow. Il progetto musicale degli Oghene Damba
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Podcast: Puntata 03 - Altrove è qui - Cremona na wow. Il progetto musicale degli Oghene Damba

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Autore Fulvia Caruso TAG | richiedenti asilo |

Oghene Damba, gruppo nato nel 2014 a Cremona da giovani dell’Africa occidentale, usa canto, percussioni e danza per raccontare esperienze, mescolare culture e promuovere l’integrazione attraverso l’arte.

Cremona na wow. Il progetto musicale degli Oghene Damba

Nel 2014, all’interno della Casa dell’Accoglienza di Cremona (Centro di accoglienza straordinario gestito da Diocesi e Comune), nasce Oghene Damba, un gruppo musicale creato dal mediatore culturale ghanese Bawa Salifu con giovani richiedenti asilo provenienti da diverse nazioni dell’Africa Occidentale (Ghana, Nigeria, Gambia, Mali). Oghene Damba – Cremona Boys Musical Theatre nasce con due obiettivi principali. Il primo è creare uno spazio creativo condiviso nel quale giovani provenienti da contesti diversi possono esprimersi, condividere esperienze e costruire insieme un’identità artistica comune, mescolando linguaggi e tradizioni. Il secondo è far conoscere a Cremona, attraverso la musica e la danza, la cultura africana, creando un canale diretto di comunicazione con la comunità locale e promuovendo l’integrazione attraverso l’arte. 

Il nome stesso del gruppo è un manifesto:

  • Oghene deriva da ogene, che in Igbo (lingua locale della Nigeria) indica sia un idiofono percosso composto da due campane, sia un genere musicale specifico, anche utilizzato per indicare tutti gli strumenti musicali e per estensione la musica in generale;
  • Damba in dagbani (lingua locale del Ghana) significa sia una musica che una specifica danza, eseguita in omonimi festival, e per estensione la danza;
  • Cremona Boys è la dichiarazione d’intenti: sentirsi parte attiva della città che li ospita, anche se ancora in attesa di documenti;
  • Musical Theater sottolinea che il progetto è di creare uno spettacolo totale dall’unione di musica e danza.

Le performance, infatti, combinano tre forme artistiche:

  • Canto in stile call and response (domanda e risposta), con un ensemble vocale di cinque cantanti in origine nigeriani, ora anche ghanesi, che alternano testi in pidgin English e in Hausa. I testi sono composti principalmente da frammenti brevi che vengono liberamente combinati nel corso delle esecuzioni in base a specifiche esigenze del momento;
  • Accompagnamento strumentale poliritmico eseguito da un numero variabile di percussionisti - da 3 a 7 - che suonano prevalentemente djembe, ma anche un dundun (sangban) e una coppia di conga (doppi tamburi a botte a membrana singola), cui si aggiunge uno shekere (idiofono a scuotimento in zucca). Il tutto appoggiato su una timeline (breve ciclo ritmico) eseguito alla bottiglia (nella tradizione una campana metallica, cui gli Oghene hanno preferito la bottiglia per via del suono più squillante);
  • danza, interpretata da tre ballerini originari di Nigeria e Mali, cui possono aggiungersi anche percussionisti che interrompono il proprio ciclo ritmico per donare un momento di danza, che completa lo spettacolo.

In ciascuno dei tre linguaggi si intersecano le esperienze e le modalità di espressione di ciascuna appartenenza culturale, dando come risultato un pattern discontinuo ma al quale viene data coerenza dall’intenzione che sottostà a questo processo instaurato all’interno del gruppo. 

Ogni esibizione è un’occasione per aprirsi alla città, uscire dalla marginalità e affermare la propria dignità attraverso l’arte.

Pochi di loro hanno avuto una formazione musicale oltre quella avuta con Bawa, ma l'obiettivo che Salifu cerca di raggiungere è di rendere ciascuno dei membri indipendente nella scelta dei pattern e nella comprensione degli incastri con cui questi devono essere messi in relazione. Per questo pone attenzione ad insegnare partendo da ritmi semplici, per arrivare ai più complessi in un secondo momento. Inoltre, pone cura anche a individuare ritmi che non richiedano troppi colpi forti sul bordo, che sono dolorosi per le mani e potrebbero scoraggiare i ragazzi. Tenete conto che a causa dei trasferimenti ad altri centri, o all’abbandono del Centro perché si è stati espulsi o si ha il tanto desiderato permesso di soggiorno fa sì che Bawa non abbia a disposizione un gruppo stabile.

Bawa Salifu ha scelto di condividere nel podcast 4 canzoni: “Cremona na wow” ; “Oga where is your paper ? ” ; “Kullum daré darana et Bakona a gidana”;  “Abing dunia baydamuna”.

1 - Cremona na wow 

Autori: Oghene Damba

Esecutori: Djembe: Bawa Salifu, Osman Allhassan, Ambrose Ejije, Emeka Nse, Muntari Yussif; Shekere: Ismail Issah; bottiglia:  Zack Sajoro; voci soliste: Nelson Amadin e Stephen Emmanuel; coro: Oyi Ogieva, Ikechukwu Okechukwu Kohnson, Aliameka Olochwuckum; ballo: Chimezie Chimuanja, Ousuman Gassama, Owrasu Mikeb.

Registrato il 20 giugno 2016 nella piazza del Duomo di Cremona in occasione della Festa della musica

Riprese: Gaiané Kevorkian3 1

Questa canzone è il simbolo degli Oghene Damba. Non manca esibizione in cui non sia presente perché l’hanno composta per esprimere la gioia del cantare e ballare insieme a Cremona.

Già a partire dal titolo, che corrisponde al primo verso della strofa iniziale, gli Oghene Damba dedicano un inno alla città italiana che li ospita, attribuendole la bellezza di una sorpresa

inaspettata che li rende felici.

Come tutte le canzoni eseguite dal gruppo, è basata su una timeline alla bottiglia, che ripete uno stesso ciclo ritmico sempre uguale (identificato da Agawu 2006 come “Agbadza”), una zucca percossa da uno dei cantanti evidenzia il battito regolare, mentre le percussioni le impiegano formule multiformi commetriche, unite in una struttura ritmica regolare ma asimmetrica, che fa sempre riferimento al 12/8, stratificando cicli ritmici più o meno sempre uguali dei diversi djembe. Su questa base solida, Bawa e Muntari improvvisano, ampliando soprattutto il periodo (Arom 1991). La poliritmia degli Oghene Damba dunque, si costruisce attraverso un intreccio parziale: alcune battute si sovrappongono tra strumenti diversi, mentre altre sono condivise da più elementi dell’ensemble. Questo meccanismo genera una tessitura sonora complessa ma coesa, dove ogni parte è autonoma ma dialoga con le altre in modo dinamico e strutturato. Ho trascritto l’incipit per dare un’idea della stratificazione:

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Trascrizione: Fulvia Caruso

Il testo del brano è organizzato in due strofe di 2 versi eseguite sempre 2 volte. La strofa viene eseguita dal solista e ripetuta come risposta da parte del coro, secondo la struttura call & response. 

Dopo un paio di ripetizioni, i solisti aggiungono spesso anche una terza strofa, come in questo caso: That festa we did, Na mia mia eh”.

Ogni esecuzione può prevedere molte ripetizioni delle tre strofe, e poi vedere aggiunte delle frasi improvvisate che possono poi tornare in altre esecuzioni. Qui, per esempio, viene ripetuto più volte “ela yo ela yo ela yo”, un refrain fonetico privi di significato lessicale preciso ma ritmicamente efficac, abbinato o meno alla parola Cremona o ad altre parole. Altre volte aggiungono “Italians Oghene boys, anywhere we go we win award” (I ragazzi Ogene sono italiani e vincono premi ovunque vadano).

Il testo in WAPE (West African Pidgin English) - lingua pidgin che combina insieme parole inglesi con dialetti locali, diffusa principalmente in Nigeria, Camerun e Ghana - parla di come vivono la loro permanenza a Cremona, la città italiana che li ospita: sono felici di essere qui, tanto che Cremona sembra una piacevole sorpresa. Vogliono far sapere ai famigliari rimasti nei loro paesi di origine che sono felici, che la loro vita in Italia è positiva, anche grazie agli Oghene Damba.

Se andate sul canale You Tube potrete anche apprezzare le danze eseguite dai membri del gruppo, che alternano momenti di ballo coordinato e immaginato apposta per le esibizioni del gruppo, e improvvisazioni negli stili specifici di ogni ballerino. Perché non solo non si può parlare di musica africana, ma neanche di danza africana!

Da notare anche i bei vestiti creati per l’occasione e i roll-up con le foto di ogni membro del gruppo accompagnati dal proprio nome e da una frase che racconta il legame con la musica e con gli Oghene Damba. Sono stati realizzati grazie alla vincita del bando comunale Think Town e vengono ancora utilizzati quando possibile, per trasformare lo spazio esecutivo in un vero e proprio anfiteatro.

2 – “Oga where is your paper?”

Autore: Oghene Damba

Esecutori: voce: Bright; bottiglia: Abiola; Congas: Emmanuel; Djembe: Bawa Salifu, Muntari Yussif; Ballo: Marwan (che balla con il ragazzo cremonese), Babali, Osas, Mike

Registrato il 29 settembre 2019 a Cremona presso l’oratorio della chiesa di San Michele, 

Riprese: Fulvia Caruso

Gli Oghene Damba vengono spesso invitati dal Comune, da diverse parrocchie così come da associazioni culturali per animare occasioni festive le più diverse, dal carnevale in piazza alla festa di oratorio. Sono sempre felici di partecipare, perché è importante per loro incontrare in una veste 

diversa i cremonesi. Farli sorridere e divertire, e passare il messaggio che i richiedenti asilo sono persone ricche di cultura e di esperienza.

Il brano Oga where is your paper? è estratto da un’esibizione degli Oghene Damba richiesta dal parroco don Pier Altero nell’ambito della giornata di festeggiamenti di San Michele. 

Cantano di nuovo in pidgin o broken English ed è difficile poter individuare e trascrivere tutte le parole. Come ha ben spiegato Bawa Salifu nella puntata, racconta del fatto che i richiedenti asilo vengono spesso fermati dalla polizia per effettuare un controllo dei documenti. Loro trattano con rispetto i poliziotti, e vorrebbero essere trattati con altrettanto rispetto dai poliziotti. Essere parte degli Oghene Damba sicuramente aiuta ad ottenere maggior rispetto.

Qui più che nel brano precedente possiamo osservare come i ballerini siano disponibili a rinunciare alle proprie coreografie o al proprio ballo locale per poter ballare assieme al pubblico.

Da notare anche la nuova “divisa” del gruppo, realizzata da Bawa Salifu, che è anche sarto, con stoffa proveniente dal Ghana acquistata grazie agli introiti guadagnati dal gruppo. Grazie ai quali hanno potuto acquistare anche – un paio di anni prima – le congas.

3. Kullum daré darana e Bakona a gidana 

Autore: Yahaya (musicista del Ghana)

Esecutori: voce: Bawa (I canzone), Babali (II canzone); bottiglia: Mohammed; Congas: Bawa Salifu; Djembe: Abiola, Manuel, Abu, Idris, Ali; Shekere: Adamou; Ballo: Mike, Sunday, Maruan, Zubairu, Anna (che suona anche il frikywa, o bell ring).

Regitrato il 20 luglio 2019 al Circolo Arci Persichello, a Persico Dosimo (CR)

Riprese: Fulvia Caruso

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Spesso nelle loro esibizioni gli Oghene Damba passano da un brano all’altro, magari eseguendo solo la prima strofa, soprattutto in base alla risposta dei ballerini e del pubblico. Come in questo caso in cui Bawa intona prima la canzone Kullum daré darana ma si ferma alla prima strofa, per passare subito al brano Bakungidana. Di questo secondo brano esegue sulla stessa melodia della prima canzone il testo completo della canzone, che però è composto da due versi ripetuti singolarmente e a coppie. Dopo aver eseguito la prima strofa con le consuete ripetizioni, Bawa passa il microfono a Babali, che conosce la canzone, per mettersi a suonare le congas. Dopo qualche frase si concentrano sulla parte strumentale per assecondare meglio il ballo che si era scatenato tra i ballerini del gruppo e gli ospiti dell’Arci.

La prima è una canzone d’amore che parla di come un amore finito non possa tornare; la seconda è educativa e parla della sacralità dell’ospite, che non può essere tradito. Mentre le canzoni che compongono gli Oghene Damba parlano della loro esperienza di richiedenti asilo, le canzoni che Bawa sceglie per il gruppo hanno tanti significati educativi dal valore universale. Era la prima volta che veniva eseguita questa canzone in concerto!

La lingua utilizzata e l’hausa, una lingua ciadica appartenente al gruppo delle lingue afro-asiatiche. È diffusa soprattutto in Nigeria del nord e in Niger, ma anche in Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Congo, Eritrea, Ghana, Sudan, Senegal e Togo. Può essere scritta sia utilizzando l’alfabeto latino (boko) sia quello arabo (ajami).

Non sappiamo come sia arrangiata in originale, dato che Yahaya, musicista pop “local” come dice Bawa (popular traditional secondo la definizione etnomusicologica) del nord del Ghana famosissimo negli anni Settanta/Ottanta, ha registrato pochissime delle sue canzoni. Le sue canzoni hanno continuato a vivere nella memoria delle persone che le tramandano da bocca a orecchio cantandole e suonandole nelle feste. Ancora oggi in Ghana e nei paesi limitrofi è molto eseguito e conosciuto dai giovani nati ben dopo quegli anni. In questa versione troviamo il consueto arrangiamento degli Oghene Damba: timeline della bottiglia, djembe che eseguono brevi cicli ritmici e le congas che inizialmente improvvisano e poi si assestano su un ostinato ritmico per favorire la danza.

Potete notare il segnale che dà Bawa per indicare di chiudere il brano: alcuni colpi ravvicinati ma a braccia tese e a piene mani.

4 Abing dunia baydamuna 

Autore: Yahaya (musicista del Ghana)

Esecutori: voce Bawa Salifu; bottiglia: Mohammed; Djembe: Abiola, Abu, Idris; Congas: Ali; Shekere: Adamou; Ballo: Mike, Zubairu, 

Regitrato il 20 luglio 2019 al Circolo Arci Persichello, a Persico Dosimo (CR)

Riprese: Fulvia Caruso

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Il brano che abbiamo scelto con Bawa di presentarvi è di nuovo un brano di Yahaya. Una meditazione sulla futilità dei beni terreni, la fragilità della vita e l'inevitabilità della morte. La frase chiave: "Rananda zani kwanta hannu dama" significa letteralmente "il giorno in cui mi stenderò sul fianco destro", che è un modo poetico per dire "il giorno della mia morte", poiché nei rituali funebri islamici il corpo viene tradizionalmente adagiato sul lato destro.

Anche in questo caso il testo di Yahaya è molto breve, ma viene ripetuto più volte. In questo caso la ripetizione è parte integrante della canzone, dato che ripete più volte la frase chiave.

Bawa lo ripete tre volte, a ribadire il messaggio: le ricchezze della vita, le fatiche della vita non mi preoccupano. Mi arrenderò solo il giorno della morte, quando tutti saremo uguali, ricchi e poveri. Il ballo è eseguito solo da due ballerini, in modo molto pacato. Uno dei due reagisce soprattutto alla prima frase “Nulla di questo mondo mi turba”. Un insegnamento di portata universale, ma che forse nel caso di un richiedente asilo in attesa di accoglimento o respingimento assume un sapore particolare.

L’accompagnamento strumentale è invece il consueto: timeline alla bottiglia, cui fanno riferimento quattro cicli ritmici diversi, in sovrapposizione poliritmica, eseguiti agli djembe e alle congas.

Bibliografia

  • Agawu Kofi, 2006 “Structural Analysis or Cultural Analysis? Competing Perspectives on the “Standard Pattern” of West African Rhythm”. Journal of the American Musicological Society, Vol. 59, No. 1 (Spring 2006), pp. 1- 46
  • Arom Simha, 1991 African Polyphony and polyrhythm. Musical structure and methodology. Cambridge : Cambridge University Press.Caruso
  • Caruso Fulvia, 2019 “Faire de la musique ensemble: un programme de recherche action avec des migrants à Crémone (Italie)”, Cahiers d’ethnomusicologie, vol. 32/2019 Musiques de migrants, editée par Denis Laborde et Luc Charles-Dominique, pp. 161-178
  • Caruso Fulvia, 2022, “Musical resilience strategies for African asylum seekers in Italy: The Cultural Mediator Bawa Salifu”, Ethnomusicology Forum special number edited by Linda Cimardi 
  • Kevorkian, Gaianè. 2017. Oghene Damba: modalità di auto-rappresentazione nelle performance dei richiedenti asilo della Casa dell'Accoglienza. Tesi triennale, Università di Pavia

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