Podcast: Puntata 04 - Altrove è qui - La città che canta. Il nagar kirtan dei sikh tra suono, fede e condivisione
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Podcast: Puntata 04 - Altrove è qui - La città che canta. Il nagar kirtan dei sikh tra suono, fede e condivisione

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Autore Thea Tiramani TAG | comunità sikh |

Una processione sikh a Cremona che porta in città il Guru Granth Sahib con canti, strumenti, rituali e cibo condiviso, creando uno spazio sacro aperto e inclusivo tra tradizione e diaspora.

Nel cuore di Cremona, tra le vie del centro storico, ogni anno prende vita un corteo che trasforma la città in un grande spazio sacro condiviso: il nagar kirtan. Letteralmente “la città che canta”, il nagar kirtan è una processione religiosa sikh che porta al di fuori del Gurdwara – il tempio – il testo sacro, il Guru Granth Sahib, diffondendone la parola nella collettività attraverso musica, preghiere e gesti rituali. 

Il nagar kirtan unisce movimento e suono: non si tratta di un semplice corteo, ma di un’esperienza immersiva in cui canti devozionali, suoni di strumenti musicali e invocazioni si intrecciano con i colori dei turbanti, i profumi del cibo offerto liberamente ai partecipanti e la presenza corale della comunità. È allo stesso tempo atto di fede, memoria storica e occasione di incontro aperto a tutta la cittadinanza.

Ne abbiamo parlato con Simrat e Gulraaj, due giovani sorelle attive nella scena musicale sikh.

Le comunità sikh, sia in Punjab che nella diaspora, celebrano con processioni religiose anniversari e momenti significativi della propria storia. L’evento maggiormente celebrato attraverso il corteo è il Vaisakhi, che ricorre il 13 o il 14 aprile. In tale occasione si ricorda la fondazione del khalsa, la comunità degli eletti a cui si accede tramite battesimo, da parte del decimo Guru, Gobind Singh, nel 1699.

Il corteo si svolge tra aprile, maggio e giugno, nelle principali città e nei paesi in cui è presente un tempio. Il tempio sikh più vicino a Cremona si trova a Pessina Cremonese (CR), ma il corteo si svolge in città per poter accogliere un numero maggiore di fedeli e per avere maggiore visibilità. 

Il corteo a Cremona, così come negli altri luoghi della diaspora italiana, si struttura attraverso una sequenza codificata di azioni e presenze.

La processione è guidata dal carro principale che trasporta il Guru Granth Sahib, considerato dai fedeli un vero e proprio Guru vivente. In apertura compaiono i panj pyare, i cinque “amati” che rappresentano i primi ad aver ricevuto il battesimo del khalsa: indossano abiti tradizionali e, nella diaspora, spesso sostituiscono le spade rituali con bandiere con i simboli del sikhismo (nishan sahib). L’intero corteo segue una sequenza di gesti e presenze codificati. Davanti al passaggio del libro sacro, uomini e donne spazzano la strada in segno di umiltà e devozione, preparando simbolicamente il percorso. Parallelamente, lungo il tragitto, i membri della comunità distribuiscono gratuitamente cibi e bevande: il langar, il pasto comunitario gratuito, trova in questa occasione la sua forma pubblica, riaffermando i principi di uguaglianza e condivisione che sono alla base del sikhismo.

A caratterizzare ulteriormente il nagar kirtan vi è la partecipazione corale e intergenerazionale: uomini, donne, bambini e anziani prendono parte al corteo, che si configura così come un rito collettivo e inclusivo, capace di rafforzare i legami interni alla comunità e, al contempo, di aprirsi alla cittadinanza esterna.

Uno degli aspetti più rilevanti del nagar kirtan è la dimensione sonora, che costruisce l’esperienza collettiva e ne definisce la percezione nello spazio urbano. A Cremona, come altrove, la stratificazione acustica della processione si articola in diversi livelli.

Nella puntata del Podcast, abbiamo ascoltato e commentato insieme questi elementi sonori:

 

Musica registrata diffusa da altoparlanti in apertura del corteo

L’utilizzo della musica registrata in apertura del corteo è una tendenza che si sta rafforzando negli ultimi anni in molte processioni. Questa è la stessa musica che viene utilizzata durante le esibizioni di gatka, l’arte marziale sikh, anch'essa spesso presente durante il corteo. Si tratta di musica religiosa, anche se molto ritmata e accattivante, che piace soprattutto alle nuove generazioni. Come emerso da molte interviste a partecipanti e organizzatori alla processione, l’idea condivisa dalla maggioranza dei sikh è che il corteo debba essere musicalmente connotato dal suono delle preghiere e dalle invocazioni rituali, ma la realtà è che molti organizzatori preferiscono adoperarsi per avere casse e altoparlanti posizionati vicino al nagara o comunque in apertura della processione, che diffondano una musica religiosa molto ritmata. Insieme al nagara questa musica segnala l’inizio del nagar kirtan e lo rende udibile anche a una certa distanza, connotando sonoramente la processione sovrapponendosi al suono base che è fortemente simbolico e devozionale. La musica è spesso costituita da un mix di brani, di argomento religioso, specificatamente composti per essere utilizzati per questa occasione.

 

Il nagara

Il nagara è lo strumento atto ad annunciare l’arrivo della processione. Denominato anche ranjit nagara da Guru Gobind Singh, si tratta di un grosso tamburo percosso con due bacchette, con corpo emisferico metallico, su cui è tirata una pelle fissata con delle corde. Può essere trasportato a spalla da un fedele o, come spesso accade, può essere posizionato su un pickup da cui viene anche diffusa la musica registrata.
La sua funzione è di aprire simbolicamente lo spazio sonoro, demarcando  l’inizio della processione, facendosi sentire anche da una distanza considerevole e definendo la separazione tra lo spazio del rito e quello profano, esterno.

 

I canti devozionali (kirtan)

Sul carro principale del corteo che trasporta il Guru Granth Sahib, musicisti e cantori intonano inni tratti dal testo sacro, accompagnati da harmonium e tabla, gli strumenti oggi principalmente utilizzati per eseguire il kirtan, ma talvolta anche con strumenti a corde e sonagli. Questi canti diffondono la parola del Guru attraverso la musica, rendendola accessibile a tutti i presenti.

 

Il mantra Sat Nam WaheGuru

Cantato coralmente dai fedeli che camminano nel corteo, questo mantra, il cui significato è “il vero Nome è il meraviglioso Maestro divino”,scandisce il ritmo della processione. La sua ripetizione incessante crea un effetto di trance collettiva e rinsalda il senso di comunità. Lo stesso mantra è ripetuto più volte durante le celebrazioni domenicali al Gurdwara

 

Dhadi

La scelta di avere dhadi e/o gruppi di kavishri (vedi sotto) dipende da questioni legate alla disponibilità di questi gruppi, da scelte economiche e da alcune riflessioni sulla spettacolarità da dare o meno al nagar kirtan, oltre che al ruolo attribuito alla musica nel corteo. Mentre il kirtan è “necessario” affinché la processione si svolga e il Guru Granth Sahib possa rivolgersi ai fedeli attraverso il canto, gli altri gruppi musicali possono essere presenti oppure no.

Il dhadi prevede la narrazione tramite il canto delle gesta tramandate dei martiri e degli eroi sikh con lo scopo di suscitare negli ascoltatori atti di valore e di eroismo e di ricordare la storia. Questo genere, associato al Punjab, è per lo più eseguito da musicisti di religione sikh, all’interno dei riti e delle manifestazioni religiose. Il gruppo di dhadi è costituito da tre musicisti, due dei quali suonano il dhad (un tamburo a clessidra) e uno la sarangi (strumento a corde, da suonare con un arco). È prevista poi la presenza di membro aggiuntivo nel gruppo, con la funzione di narratore. La performance ha un grande impatto sonoro ed emotivo, nel ricordo di martiri ed eroi del sikhismo, ed è forse per questo motivo che i dhadi sono molto apprezzati nei Gurdwara ma soprattutto nei cortei religiosi.

 

Kavishri

Anche gli esecutori di kavishri raccontano di fatti particolari tramandati nella storia del sikhismo, enfatizzando gli eventi principali narrati in forma di poesia cantata, con una grande mimica facciale e gestuale e senza l’accompagnamento di strumenti musicali. Lo stile vocale è caratterizzato da una emissione energica ed è volto a enfatizzare specifici elementi della narrazione e ad attrarre l’attenzione dei fedeli. 

 

Slogan politici e identitari

In parallelo alla dimensione religiosa, giovani e membri della comunità durante alcuni cortei, ma in una posizione defilata, gridano slogan in favore del Khalistan e dell’indipendenza del Punjab. Questi interventi sonori, seppur estranei al rituale in senso stretto, confermano la funzione del corteo come spazio di espressione pubblica dell’identità collettiva.

 

Nel contesto italiano, il nagar kirtan rappresenta una delle forme più visibili di ritualità religiosa migrante. A Cremona, la processione assume una duplice funzione: da un lato riafferma la continuità con la tradizione religiosa del Punjab; dall’altro si propone come atto di apertura e condivisione. L’evento coinvolge non solo i membri della comunità sikh, ma anche i cittadini italiani che assistono, ricevono il cibo, interagiscono con i fedeli per comprendere meglio alcuni aspetti della religione. Il corteo è ormai un appuntamento fisso per gli abitanti della città, che negli anni hanno partecipato in numero sempre crescente. 

Per le seconde generazioni – giovani sikh nati e cresciuti in Italia – il nagar kirtan diventa occasione di mediazione tra due appartenenze: quella religiosa e culturale della famiglia, e quella sociale e civica del Paese in cui vivono. In questo senso, la processione contribuisce a costruire un senso di identità diasporica plurale e in evoluzione.

Dopo aver analizzato insieme a Simrat e Gulraaj gli elementi sonori del corteo, ho chiesto loro di condividere la propria esperienza personale: «Come vivete il nagar kirtan come ragazze sikh nate in Italia? E, come musiciste, come percepite la forza sonora di questo evento?»

La loro risposta ha messo in luce una complessa sovrapposizione di identità e sensibilità: entrambe hanno sottolineato il profondo orgoglio che provano nel partecipare come musiciste, nel poter contribuire a mantenere viva la tradizione musicale e rituale della loro comunità. Il suono sacro rappresenta per loro non solo una manifestazione di devozione, ma anche un’esperienza esteticamente e fisicamente coinvolgente, capace di trasmettere forza e coesione.

Allo stesso tempo, Simrat e Gulraaj hanno evidenziato la loro doppia appartenenza culturale: pur essendo profondamente legate alla comunità sikh e alla sua tradizione musicale, si percepiscono anche come italiane, nate e cresciute in un contesto diasporico che media continuamente tra la cultura di origine e quella del Paese di residenza. Questa condizione conferisce loro una sensibilità particolare: la partecipazione al nagar kirtan diventa così un momento di riconoscimento identitario, in cui l’esperienza sonora rafforza il senso di continuità con le radici culturali, ma allo stesso tempo dialoga con la propria appartenenza al contesto italiano contemporaneo.

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